Catanzaro – Scalea - Martedì, 17 marzo

La forza di chi reagisce

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La tappa calabrese inizia dalla Comunità ministeriale di Catanzaro che ospita ragazzi in misura cautelare o in esecuzione pena e prosegue il giorno dopo all’Istituto penale per minorenni Silvio Paternostro di Catanzaro, dove stanno inaugurando nuovi spazi per le attività e la formazione. Da qui in viaggio verso Scalea, per un confronto attivo con i due progetti sviluppati da Save the children.
Fuoriclasse” è un programma che interviene con attività a supporto della motivazione allo studio e dell’apprendimento, il cui elemento caratterizzante è il protagonismo dei ragazzi nel trovare soluzioni per ricreare interesse nei confronti della scuola. “Punto luce” è un centro socio-educativo a misura di bambino, parte di un progetto di carattere sociale riguardante la povertà educativa nel nostro Paese.

Il Garante? il babbo natale dei diritti

Per la settima tappa del tour fermiamo in Calabria. Una regione che oltre al mare, ai profumi di agrumi e ai colori ha nell’anima un’umanità da raccontare. Valigia pronta, volo per Lamezia Terme. Catanzaro e Scalea le nostre mete.

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Dopo un viaggio sotto una pioggia battente, ci fermiamo presso la Comunità ministeriale di Catanzaro. Facendoci largo tra gli ombrelli, vediamo fra tanti adulti i sorrisi dei ragazzi che ci stanno aspettando. Appena entrati ci guardano divertiti: siamo un po’ bianchi e bagnati. Un ragazzo ci dice che abbiamo la stessa faccia dei turisti che vengono d’estate.
Siamo tutti un po’ emozionati. Il direttore ci fa da Cicerone e ci trasmette tutto il suo entusiasmo perché i ragazzi sono felici della visita: «Guardate che sono forti i miei ragazzi. Sono bravi, si impegnano i miei ragazzi». Parla sempre e soltanto dei «suoi ragazzi». Ci spiega che sono dei figli e si preoccupa come un padre. Fa accomodare prima loro, poi il garante, e lui rimane in piedi. I ragazzi ci offrono dei pasticcini, prodotti locali: «dovete assaggiare le nostre specialità». Ci raccontano le loro giornate e ci invitano nel laboratorio dedicato all’arte del riciclo. Ci fanno vedere come fogli di vecchi giornali, locandine e brochure e pezzi di legno possono trasformarsi in cesti di fiori. Rimaniamo incantati di fronte a un cuore di carta e legno riciclati. Ci prova anche il garante. Ma non è facile e allora vai con una bella partita a calcio balilla. Ma gli avversari sono troppo forti.

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Sonora sconfitta. I ragazzi hanno un cuore nobile e così arriva il premio di consolazione: due splendide opere, fatte con le loro mani per noi.
È il momento di salutarli, prendiamo l’ultimo pasticcino. Andiamo. Direzione Istituto Penale Minorile di Catanzaro. Lì la vita è diversa. I ragazzi vivono dentro delle celle.

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Hanno le sbarre gialle perché «è il sole che ci portiamo dentro». Malgrado tutto si sentono bene. Lo sanno che quello che hanno fatto era meglio non farlo, ma è successo «adesso l’ho capito», ci dice un ragazzo che sta per uscire, «tornerò qui per salutare tutte le persone che mi hanno aiutato. Tornerò per chiedere al mio professore d’arte se sto dipingendo bene. Io qui ho scoperto che disegnare e dipingere mi piace tanto». Un altro ragazzo ci racconta che a maggio esporrà i suoi quadri all’Accademia delle Belle Arti, in una mostra dal titolo Riscatto.
Intanto, sentiamo qualcuno che discute su come mettere la salsa sulla pizza e che tipo di farina può garantire un’ottima qualità della pasta. Ci avviciniamo per assaggiare il prodotto del «laboratorio d’arte del fare la pizza», purtroppo devono ancora infornarla. In un’altra stanza interrompiamo un ragazzo che sta studiando con due professori volontari. Ci guarda con sollievo perché, confessa, l’equazione non voleva proprio saperne di verificarsi. Guarda il garante e con un piglio già da uomo gli dice: «Non mi piace la matematica ma io qui ci provo a farmi una cultura diversa». Incontriamo in una stanza tutti i ragazzi. Fanno domande al garante, ci spiegano cosa vuol dire vivere in un luogo dove il tempo è scandito dalle chiavi che entrano ed escono dalle serrature delle celle. Ci parlano dei loro progetti, dei loro desideri, delle loro fidanzate, dei loro bambini e della loro voglia di riscatto. «Il riscatto arriverà, non mi arrendo, sono ancora giovane», ci dice un ragazzo prima di salutarci.

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Di nuovo in partenza. Direzione Scalea. Saltiamo il pranzo, le curve della costa calabrese non perdonano. Dopo due ore di su e giù, scendiamo dalla macchina e un’onda di bambini e bambine ci travolge. Maestre, operatori, volontari ci fanno strada. Siamo arrivati al Punto Luce di Scalea. I bambini non approvano il programma degli adulti. Si uniscono, e tutti insieme si organizzano per sequestrare il garante. Una bambina un po’ piccata fa notare che lui è venuto per loro. I grandi battono in ritirata. I piccoli hanno vinto. Prendono il garante per le mani e inizia il loro tour. Devono mostrargli quello che resta dell’Ecomuseo. Fanno da guida e parlano dei posti che si vedono nelle foto appese. Loro Scalea la conoscono bene. Gli raccontano le leggende e le storie del Paese: «Vincenzo noi sappiamo tutto, tu devi imparare ma, non ti preoccupare, ci pensiamo noi!».
Finito il giro, tutti in cerchio con il garante pronto a rispondere alle loro domande. Parlano di diritti. Qualcuno gli chiede: «Vincenzo, tu sei il Babbo Natale dei diritti?», e ancora: «Ma tu dove li metti questi diritti? Per caso li incolli sulle leggi?». Anche se gli adulti ridono, i bambini vogliono sapere. E il garante risponde.

«In mezzo a tutti questi bambini e ragazzi mi rendo conto che la cosa più saggia che un adulto possa fare è confrontarsi con loro. A volte non ci soffermiamo sul fatto che ci osservano, ci imitano, ci ascoltano e alla fine parlano, guardano e pensano come noi. Non dovremmo mai dimenticare che per i più piccoli noi siamo importanti, rappresentiamo un ‘ponte’ verso la maturità. Abbiamo una grossa responsabilità nei loro confronti. Dovremmo stare più attenti, essere più recettivi, più disponibili e sempre pronti ad ascoltarli. Mi auguro, al di là del mio ruolo istituzionale, che il Governo arrivi ad affrontare il tema dell’infanzia, e più in generale dei minorenni, con interesse ed impegno, al fine di tutelare e proteggere la loro dignità e la loro forza perché ci mettono veramente passione nelle cose che fanno. Ci credono col cuore. Non dobbiamo deluderli. Dobbiamo soltanto impegnarci di più”.

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Foto della tappa