Rimini - Martedì, 24 febbraio

I libri fanno volare

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Alla ricerca di esperienze positive, il tour arriva a Rimini per raccontare Mare di libri, un festival letterario curato interamente da ragazzi e Agevolando, un’associazione che sostiene i neomaggiorenni che hanno vissuto o vivono fuori dalla loro famiglia di origine.

Quando i ragazzi lavorano in proprio

Qualcuno ha scritto che “si legge per non sentirsi soli”, qualcun altro “per vivere altre vite”: forse sono vere entrambe le citazioni e di certo sono pertinenti alla tappa di oggi, che ha visto due momenti molto diversi, il primo un’immersione nel valore del leggere con un’idea voluta e pensata dai ragazzi stessi, il secondo un confronto con chi ha in qualche modo vissuto due “tipi di vita”.

A Rimini ci aspettano i giovani volontari di Mare di libri, l’unico festival di letteratura e cultura in Italia dedicato specificamente a preadolescenti e adolescenti (11-18 anni), la cui particolarità è non essere solo un festival PER i ragazzi, ma di essere organizzato e gestito interamente DAI ragazzi. Oltre 70 studenti di scuola superiore e 25 di scuola media che si occupano di tutto: accolgono gli autori, preparano le sale, gestiscono la biglietteria, la libreria del festival, ma sono anche i primi utenti degli eventi, perché aspettano con ansia gli ospiti che hanno contribuito loro a scegliere. Dietro il programma infatti c’è un lavoro svolto insieme tutto l’anno. Come ci spiega Alice Bigli, direttore artistico e responsabile dei volontari, “esistono moltissimi eventi culturali per adulti, moltissimi anche per bambini, ma pochissimi per adolescenti. Mare di libri ha cercato di smontare alcuni falsi meccanismi che portavano a non organizzarli e ha inventato un modo nuovo di farlo sfatando molti pregiudizi in proposito.

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Noi siamo qui grazie a Viola, 16 anni, volontaria dell’associazione da tre, che ci ha scritto segnalandoci l’iniziativa, giunta ormai all’ottava edizione (dal 12 al 15 giugno 2015), con una crescente attenzione e partecipazione di pubblico. L’atmosfera è gioiosa e lo scenario è suggestivo: il Museo della città trasuda storia e cultura e i suoi affreschi custodiscono testimonianze millenarie. Molti i ragazzi presenti e Viola è in prima fila. Le chiediamo subito il perché della sua mail: “E’ un’attività bellissima che mi rende orgogliosa – dice – non solo perché smentisce gli stereotipi, purtroppo molto diffusi, che vedono gli adolescenti poco appassionati ai libri e alla letteratura ma anche perché, grazie al modo in cui è stato ideato, sviluppa in ciascuno di noi un senso di responsabilità e un’autostima che potranno esserci utili in futuro, nel lavoro e nel rapporto con gli adulti”.
Interviene nel dibattito anche Elena, 18 anni, volontaria da due, che ci sottolinea come di adolescenti si tenda a parlare solo in negativo, mentre volontari e organizzatori del Festival rivendicano una comunicazione anche di belle notizie e modelli positivi. Da grande sogna di fare la giornalista. Così, quando un anno fa si è imbattuta nell’ennesimo articolo che parlava di adolescenti in modo offensivo e stereotipato, ha scritto una lettera di replica, poi sottoscritta dall’intero gruppo dei volontari. E da lì il passo è stato breve: creare, all’interno del Festival, uno spazio di dibattito nel quale, di nuovo, i ragazzi possono dire chi sono, invece di essere oggetto di una comunicazione approssimativa e infondata.
È facile cadere in una lettura qualunquista degli adolescenti di oggi e dobbiamo ammettere che l’ascolto e la partecipazione di voi adolescenti sono vissuti in modo ancora troppo formale dal mondo degli adulti”, ricorda il garante “sono 500mila gli adolescenti italiani che non sono mai andati al cinema, a teatro, che non leggono neanche un libro al di fuori dei testi scolastici. Per questo credo che il vostro Festival sia un’esperienza straordinaria e per questo vi sosterremo nella prossima edizione.

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Dopo le vite raccontate nei libri, quelle vissute e sofferte. Il secondo incontro della giornata è con Agevolando, l’associazione nata per iniziativa di un gruppo di ragazzi che hanno vissuto parte della loro infanzia e adolescenza “fuori famiglia”, oggi impegnati attivamente nel sociale. Il Centro Giovani RM25 che ospita l’associazione ha un aspetto molto diverso dal Museo della città, più sociale, vissuto, colorato. Gli sguardi dei ragazzi hanno invece la stessa luce. E’ qui che ha sede lo Sportello del neomaggiorenne della Provincia di Rimini, il primo servizio in Italia che offre informazioni, consulenza, supporto e orientamento ai neomaggiorenni che concludono il percorso in comunità o in affido e devono trovare un loro percorso di vita. Il nome è emblematico: Se potessi. Più che di uno sportello vero e proprio è un punto di incontro, un luogo di sostegno emotivo e socializzazione ma anche un’occasione di auto mutuo aiuto e protagonismo e partecipazione per giovani provenienti da esperienze familiari e sociali difficili. Il progetto è realizzato in collaborazione con altre realtà pubbliche e private riminesi per mettere in rete le risorse presenti sul territorio. Il Centro è frequentato ogni giorno da molti giovani che vengono per frequentare corsi, utilizzare servizi (internet, sala prove musicale…) o anche solo per incontrarsi e socializzare tra una partita a biliardino e quattro chiacchiere con gli educatori.

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Come ci racconta Federico Zullo (guarda l’intervista), Presidente di Agevolando, “finché sono minorenni, i ragazzi hanno diritti garantiti però viene a mancare qualcosa nel momento in cui, con la maggiore età, cade l’obbligo da parte dell’ente pubblico di offrire loro delle risposte ai bisogni principali: casa lavoro, relazioni sociali, integrazione nel territorio. Quello che stiamo cercando di fare è rispondere a questi bisogni per garantire loro un futuro dignitoso e tutelare i loro diritti anche una volta terminato il percorso fuori famiglia.” L’associazione infatti non aiuta solo a trovare un lavoro e una casa. Costruisce e alimenta insieme a loro luoghi di aggregazione, di relazioni, di affetti.

Alcuni ragazzi ci raccontano le loro storie. Jonathan (guarda l’intervista), 20 anni, in Italia da 3 anni e mezzo, ci parla del suo passato difficile in Costa D’avorio e di quanto sia stato prezioso l’aiuto dell’associazione per affrontare i diversi problemi della vita. In Italia da 4 anni e mezzo, Ahmed (guarda l’intervista) oggi lavora e ha una casa: “Un signore che ho incontrato a Ragusa mi diceva sempre: vuoi costruire una vita? Bisogna avere tanta pazienza”. Nel suo sguardo compare un velo di tristezza, che si dissolve subito quando ci racconta dei suoi amici e del lavoro. Jennifer (guarda l’intervista) adesso ha 24 anni e lavora come impiegata. È stata cinque anni in comunità e da maggiorenne ha conosciuto Agevolando. “Questa esperienza mi ha permesso di stringere tanti legami affettivi. I miei compagni di viaggio sono diventati una seconda famiglia. Nei momenti di difficoltà, le persone che ti stanno accanto sono quelle che possono aiutarti davvero e io in questa esperienza ne ho trovate tante.

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Agevolando è una realtà straordinaria e sostenerla vuol dire aiutare questi ragazzi a vivere nel nostro Paese da veri cittadini e soprattutto veder realizzati i loro sogni. Cosa riportiamo indietro da questa tappa? Le loro storie, i loro racconti e soprattutto le 10 raccomandazioni per migliorare i percorsi di tutela e transizione all’autonomia, redatte dal Care Leavers Network dell’Emilia-Romagna, che ci invitano a diffondere e sostenere. Un documento prezioso perché raccoglie e sintetizza il punto di vista di chi ha vissuto in prima persona questa esperienza, e perciò può comprenderne meglio di chiunque altro punti deboli e necessità. Sarà un punto di riferimento importante per attività che stiamo realizzando sulle comunità, anche per elaborare delle proposte di miglioramento del sistema di presa in carico dei minorenni fuori dalla famiglia d’origine.

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Video della tappa

Foto della tappa