Conegliano (TV) - Martedì, 28 aprile

Dipendenze? No, grazie

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Il Centro per le Dipendenze Giovanili è una realtà che opera dal 2003, di forte collaborazione tra pubblico e privato sociale, che garantisce una risposta differenziata e altamente specializzata per la presa in carico di persone con problematiche di abuso/dipendenza, tra gli 11 e i 20 anni, e per i loro familiari. Il Ser.D offre, grazie al lavoro multidisciplinare del suo staff, progetti individuali di riabilitazione, che includono servizi di ascolto, diagnosi e cura, finalizzati all’accompagnamento educativo e al sostegno all’orientamento e inserimento lavorativo. Grazie alla collaborazione con l’Associazione Comunità Giovanile onlus, il percorso di valutazione e disintossicazione può essere seguito anche in forma residenziale presso il modulo “La Zattera”, all’interno del Centro per le Dipendenze Giovanili. L’incontro del Garante con i ragazzi ci aiuta ad accendere un riflettore sul tema della prevenzione, cura, inclusione sociale e famiglia grazie alle esperienze raccontate direttamente dai ragazzi e gli operatori.

Ragazzi valete, concentratevi su voi stessi

Ci sono luoghi che riescono a trasmettere emozioni anche senza parole.

La struttura, gli sguardi degli operatori, i ragazzi del Centro per le Dipendenze Giovanili di Conegliano sono un contrappunto di un’unica grande missione: la ricerca della serenità. Il Ser.D di Conegliano, visitato per l’ultima delle 10 tappe del tour Diritti al futuro, dal Garante per l’infanzia e l’adolescenza Vincenzo Spadafora, accoglie attualmente 15 ragazzi con problematiche di abuso/dipendenza. Agli inizi del 2000, quando la struttura ha iniziato ad operare, la fascia d’età dei ragazzi seguiti era dai 15 ai 24, come ci racconta la Dott.ssa Michela Frezza direttrice del Ser.D. Negli ultimi anni l’età si è abbassata vertiginosamente. I ragazzi seguiti hanno dagli 11 ai 20 anni. Grazie a Diritti al futuro tour, possiamo raccontare all’Italia intera che a Conegliano c’è un luogo di “rivoluzione”. Gli operatori si sono resi conto che il testo di riferimento (Dpr 309/90 – Testo unico sulle tossicodipendenze) non bastava per rispondere alle esigenze degli ultimi anni. “Nel testo si parla di richiesta del ragazzo a ricevere le cure” ci racconta la Direttrice “con gli adolescenti risultava difficile ricevere richieste d’aiuto. Dovevamo intervenire diversamente. E così i ragazzi siamo andati a prenderli in strada”. Gli operatori del Ser.D hanno dato vita a un mirabile esempio di autorganizzazione in sinergia con l’intera comunità civile, politica e sociale. Il percorso ambulatoriale non bastava per un’età così complessa. Famiglie, scuole, forze dell’ordine, ospedali, comunità, servizi sociali, comunità educative, tutti coordinati per prevenire le dipendenze. Ne è nata non solo una buona prassi ma un documento. Hanno messo nero su bianco le regole organizzative per rendere più efficaci le azioni di prevenzione e l’attivazione di percorsi riabilitativi attraverso un protocollo. Un documento che rimarrà oltre le persone. Il Sindaco di Conegliano Zambon Floriano ci racconta quanto il Ser.D sia un “parafulmini per l’intera Regione. Un modello innovativo da ripetere anche altrove”. Il Direttore Servizi Sociali dell’Usl7 Giuseppe Bazzo ha invece sottolineato l’importanza di inquadrare il fenomeno in un quadro più ampio, osservando e soprattutto sostenendo l’intero ecosistema, composta da famiglie e scuole.
Quanto è vero! I bambini e gli adolescenti sono al centro di ogni “buon” discorso eppure si taglia sempre lì: scuola e famiglia.
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Il cuore della visita è l’incontro con i ragazzi ospiti del centro. Ci siamo spostati in giardino prima, e sotto un pergolato dopo, causa una leggera pioggia. Seduti a cerchio abbiamo sfidato l’imbarazzo e in meno del tempo delle presentazioni, i ragazzi raccontavano il loro “lavoro”. Nessuna realizzazione materiale, ma un lavoro interiore. Un cammino quotidiano alla ricerca di nuovo equilibrio. “Qui ci insegnano a stare sul pezzo. A concentrarci su noi stessi. A non pensare al resto…” dice Alex. Il suo sguardo è diretto e maturo. “Qui ho scoperto di amare la batteria. Mi hanno dato le bacchette in mano ed ho iniziato a suonare. Entrare qui è stata la scelta più bella della mia vita. Prima ero convinta che non sapevo fare niente” racconta Maddalena. Giulio si era preparato un discorso dicono gli operatori.
Un parolone!” esclama Giulio.
Una risata generale spezza definitivamente l’imbarazzo.
Sono entrato da poco. Sono nella fase in cui ancora non capisco le regole” ci confida. Il Garante lo distoglie dal parlare delle sue difficoltà e gli chiede: “cosa ti piace?”. “Legatoria” risponde immediatamente come se avesse avuto la risposta pronta. “C’è pace. Ci sono i divani, c’è la tv. Mi ricorda casa”.
Le cose più semplici rappresentano l’ancora di salvezza per questi ragazzi. Come la musica.
Dietro una colonna, nascosto, c’è Mattia. Occhi azzurri, una grande capigliatura riccia bionda. È entrato che parlava a malapena, ha iniziato a studiare chitarra ed ora la suona pure bene. Scopriamo che non è l’unico. C’è Thomas che suona il basso, Maddalena la batteria. Insieme stanno cercando di formare una band e magari un giorno produrre un disco. Il Pubblico tutore dei minori del Veneto Aurea Dissegna chiede ai ragazzi “quando avete bisogno i vostri operatori vi ascoltano?”. Un coro in risposta: “Si. Questa è la nostra nuova famiglia”. “Il nostro non è un vero lavoro è una missione” ci racconta Alessandro Beccaglia responsabile del gruppo.

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Adolescenti già uomini ma a volte uomini ancora adolescenti, con la consapevolezza che il futuro va conquistato. Che persone saranno domani dipende unicamente dall’impegno e dalle regole che si daranno. Dipende unicamente da loro. Sanno che si trovano in una zona di confine tra i “casini che stanno fuori” e il domani ancora incerto. I ragazzi e gli operatori di Conegliano lo sanno.
L’incontro si conclude in sala prove suonando e una partita a bigliardino. Il Garante segna un goal. L’unico, sono più allenati loro.
E così anche in questa tappa torniamo a casa con uno zaino pieno di vibranti verità, di responsabilità e la consapevolezza che le soluzioni ai problemi esistono. Spesso sono nascoste in angoli del nostro Paese come qui a Conegliano.

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Foto della tappa