Napoli – Nisida - Giovedì, 19 febbraio

Oltre le sbarre, il riscatto

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A Nisida incontriamo i ragazzi e le ragazze ospiti dell’Istituto penale per i minorenni. Un esempio virtuoso: pieno di risorse, costruite nel tempo con uno scambio proficuo e costante con la città di Napoli. Oltre la scuola, i ragazzi possono seguire sport, corsi di formazione professionale, laboratori artistici di ceramica, recitazione e scrittura.

Parola vincente, “cura”

Dicono che la bellezza curi l’anima, sia come una panacea dei dolori e faccia pensare in positivo.

Il pensiero è venuto a Nisida, seconda tappa del nostro tour, un’isola che guarda Napoli, Ischia, Capri, Procida e sulla cui sommità c’è l’Istituto penale minorile, la nostra meta.
Se c’è un filo rosso della nostra visita, quello è racchiuso nella parola «cura». Cura delle persone e delle loro individualità. Cura dei singoli ragazzi lì ospitati, alcuni di loro con vissuti pesanti e storie famigliari difficili. Cura della natura in cui sono immersi, con progetti di recupero di alcune aree, lavoro di giardinaggio, creazione di un orto. Cura della struttura pensata per il recupero dei ragazzi, e quindi laboratori di ceramica, di teatro… Cura nella formazione del personale. Cura nella gestione delle risorse. Cura perché i diritti riconosciuti dalla Convenzione Onu siano rispettati, anche in una situazione di libertà negata: diritto alla salute, a una crescita armonica sia fisica sia psicologica, all’istruzione, a legami famigliari e così via.

A Nisida ci siamo molto emozionati.  È stato bello sentire cosa avevano da dire i ragazzi e vederli al lavoro: chi al giardinaggio, chi alla ceramica, chi alla costruzione dei presepi, chi a triturar macerie, chi a preparare pizza per tutti, chi a far fotografie per una mostra che verrà presto allestita (in marzo). Sentire che i ragazzi hanno trovato nella collettività e nella cura reciproca (e degli operatori) un sostegno fattivo, un modo per uscire dal pessimismo della vita.

 

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È stato bello avere con noi altri giovani, le due ragazze dell’Associazione Kreattiva che hanno interloquito con i coetanei, hanno raccolto interviste e si sono emozionate insieme a noi.

 

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Quando noi diciamo che «le persone fanno la differenza» e che lo Stato deve farsi carico nel trovare soluzione (ed evitare) situazioni difficili, sosteniamo il principio della responsabilità, del singolo come della collettività.  E su questo, quando il garante ha incontrato un gruppo di ragazzi, il confronto si è ad un certo punto fatto acceso.

 

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Da una parte le loro frasi, colme di amarezza e disillusione, dall’altra il concetto che ognuno, anche scegliendo come comportarsi nelle piccole cose, può fare la differenza. «Il marcio sta da tutte le parti, ma il primo a toglierlo deve essere lo Stato» dice una ragazza. «Certo, la politica e le istituzioni devono dare il buon esempio, ma certi scandali e comportamenti non possono essere un alibi per non rispettare noi le regole», è stata la replica del garante. «Noi dovremmo fare i nostri doveri, senza avere i nostri diritti?», altra frase dei ragazzi. «Le norme ci sono. Devono essere applicate. I diritti vanno garantiti a tutti, ovunque uno nasca. Diciamo la verità, in questi ultimi anni si è molto tagliato sui servizi sociali.  Un errore: si può tagliare tutto, ma non le strutture per far crescere bene i nostri figli. Per anni, noi siamo stati un esempio positivo per altri Paesi. Poi la crisi…». «Quando l’acqua è poca, la papera non galleggia», dice un ragazzo citando un proverbio e spiegando il perché, sempre di più, ognuno pensa a se stesso. «La crisi non basta a spiegare il venir meno della solidarietà fra vicini, il menefreghismo generale…». «Sì, ma da noi lo Stato non c’è mai stato».

Frasi dure di chi faticosamente sta cercando di crederci ancora. A Nisida lavorano in tanti per riuscire ad evitare che i ragazzi, una volta usciti di lì, tornino a delinquere. «Vogliamo anche dargli opportunità di lavoro futuro insegnandogli dei mestieri» spiega il direttore, Gianluca Guida.

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Con il supporto di operatori qualificati, come ha raccontato Ignazio Gasperini, coordinatore dell’area tecnica i ragazzi vengono seguiti nello sviluppo delle loro capacità e potenzialità: «Si creano legami d’affetto che durano anche dopo. Capita che ci invitino al matrimonio…».  Legami forti, fra i ragazzi («siamo quasi tutti amici») e con il personale, anche di Polizia penitenziaria.

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Tanti progetti, dalla produzione di ceramiche per doni solidali ai 700 panettoni preparati per Natale a cui seguiranno presto le colombe pasquali. Progetti di teatro e di scrittura. E anche un laboratorio della politica. Sì della politica, perché fra le ferite aperte da sanare c’è senz’altro la sfiducia nello Stato, sfiducia che si colora di ostilità, di diffidenza aperta. «È importante che i ragazzi capiscano che si possono migliorare le cose» spiega un’insegnante del laboratorio «e quando possiamo facciamo incontrare i ragazzi con personalità della politica. E’ un’opportunità anche per chi viene».
Già, credere ancora che la Cosa pubblica sia pubblica. Che ci possa essere spazio per la buona politica. E per le buone pratiche. Il tour va avanti, con questo spirito.

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