L’Aquila - Domenica, 15 febbraio

Dopo le macerie, i cantieri della solidarietà

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La situazione è ancora critica sebbene siano stati fatti molti annunci e stanziamenti. Questo non ha tolto la speranza e l’entusiasmo a molte associazioni e ai più giovani, che sono riusciti a trovare anche i lati positivi attivando energie costruttive. Andiamo a L’aquila per incontrare la squadra locale di rugby giovanile e il gruppo scout. La visita sarà accompagnata da una guida d’eccezione, Andrea Lo Cicero, campione dello sport.

Una partenza toccante

Ma quanto è stata bella la prima tappa del nostro tour!

Un buon auspicio per il prosieguo? Ce lo auguriamo, perché la molla di questa Piccola grande Italia da raccontare è stata l’idea che abbia senso impegnarsi, che situazioni di dolore, disagio, violenza possano essere superate. E in questo il rugby (abbiamo seguito la partita degli under 16 Polisportiva l’Aquila- Napoli Afragola) ha sintetizzato lo spirito del tour: quando l’avversario ti placca e ti fa cadere, puoi fare una sola cosa, tirarti di nuovo in piedi avendo la tua squadra che te lo chiede e ti sostiene.

Il campo su cui si è giocata la partita è stato realizzato usando come “fondo” le macerie del terremoto (trattate), e così sul disastro del sisma oggi corrono i ragazzi, ridono e buttano fuori l’aggressività ma in positivo, per andare a meta. Hanno fatto squadra in senso lato questi “figli del terremoto” del 2009, ce lo hanno raccontato proprio loro, perché uno dei sensi del tour è anche ascoltare, sentire cosa hanno da dire e cosa vogliono per il proprio futuro i giovani. Francesco (guarda l’intervista), alto, buona parlantina ripercorre le stagioni successive al sisma, la squadra che deve incollare i pezzi perché molte famiglie sono alloggiate altrove (a Pescara, Vasto…); Matteo, che ha lasciato il calcio per il rugby, ammette che per lui e i suoi quello sport è tutto, socialità, complicità, meglio di Facebook (al quale rinuncerebbe); Diego (guarda l’intervista), più timido, non pensa più che sotto il manto erboso del campo ci siano le macerie….
«Siete fortunati», ha detto loro Andrea Lo Cicero, grande campione del rugby e nostro accompagnatore d’eccezione. «Siete fortunati perché qualcuno si è occupato di realizzare questo campo invece che lasciarlo incolto, pieno di fango, destinato magari ad altri usi. Siete fortunati perché fate squadra, e lo sport è fondamentale per capire molte cose della vita».

Senso delle regole (da rispettare), la lealtà, l’amicizia, il condividere anche le difficoltà. E avere intorno persone che si danno da fare come Vincenzo De Masi (guarda l’intervista), presidente della squadra e Giovanna Arnone. Così il garante: «Come sempre contano le persone, sono loro che fanno la differenza. Partire da L’Aquila è stata per noi una scelta simbolica, perché qui si incrociano responsabilità dello Stato sui tempi della ricostruzione e dei sostegni e generosità di molte persone, che si sono date da fare per riprendersi un futuro, per loro e per i propri figli».

Desolante e toccante il giro nella zona rossa della città, una città fantasma come ha detto uno dei ragazzi intervistati. Quasi una città bombardata, postbellica, senza più luoghi di incontro, scippata di socialità, allegria, opportunità. È questa la percezione del gruppo scout (11-17 anni), incontrato nel pomeriggio: anche i giovani scout non si sono arresi, non si sono fatti buttare a terra dall’avversario e fin da subito hanno cercato di ricostruire il gruppo, di non mollare. Prima in tende, poi in un container, raccogliendo nelle città vicine i giovani scout lì ospitati. Sempre stando attento alla formazione della persona e a come il senso di perdita influiva sui ragazzi. Ce lo hanno ben spiegato le due coordinatrici, Concetta Trecco e Chiara Tracanna. Le loro “imprese” sono state il collante fra i ragazzi, il modo per dimenticare (superare?) le macerie. E quando vanno in uscita, le mete scelte non sono più soltanto la montagna, fiumi, mare, ma altre città per far capire come si vive in una “città normale” con una piazza, negozi aperti, bar, palestre, attività. «Voi ve la ricordate poco l’Aquila viva e bellissima» ha detto il garante, “eravate bambini… Però vi meritate un futuro. E noi vi appoggeremo in tutti i modi possibili, perché abbiate le stesse opportunità degli altri ragazzi d’Italia“.

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Video della tappa

Foto della tappa