Roma - La forza di riscrivere la propria storia

Pubblicato da radiokreattiva

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Roma è la città dove la storia del genere umano è iniziata. Roma è dove chiunque ha una storia da raccontare.  Roma è eterna come le sue storie. Storie senza fine ma modificabili, come quelle del Centro Maree.

Come dice il nome stesso, Maree è un alternarsi di alti e bassi o, in questo caso, di bassi e alti. Nel centro Maree arrivano mamme e figli che hanno deciso di cambiare la loro storia. Una storia fatta di paura, tristezza e violenza ma anche di coraggio. Il coraggio trasmesso dai bambini che dà alle mamme la spinta necessaria per chiedere aiuto a chiudere l’esperienza della violenza e ad aprire la porta ai sentimenti positivi che fanno riemergere dal fondo la fiducia in se stesse.
Il centro Maree è come un insieme di abitazioni che ci ha dato l’impressione di voler creare un ambiente di complicità. E’ come una specie di tribù, fondata sulla fiducia reciproca, in cui i più grandi aiutano i più piccoli. Il centro è composto da una struttura principale e altri spazi dove i bambini possono giocare: lo spazio giochi, la biblioteca e la palestra. E’ proprio qui che A., il figlio di una utente del centro, si è allenato e si allena tuttora fino a diventare una promessa del Karate e diventare atleta della Nazionale Italiana. Abbiamo avuto la possibilità di intervistare anche il fratello minore e la sorella maggiore che ci hanno raccontato le loro passioni e i loro desideri con molta serenità.
Il centro Maree è come un laboratorio di scrittura dove queste famiglie con l’aiuto delle operatrici riescono a ricominciare a scrivere la propria storia.  Molte sono le attività che si svolgono e sopra ogni cosa vi è il dialogo: “Per queste donne, sfogarsi è fondamentale per riprendere in mano la propria vita”, ci ha detto una delle operatrici. Il dialogo è fondamentale anche per i bambini che spesso assistono alla violenza sulle proprie mamme o ne sono le vittime stesse; il centro pone infatti una particolare attenzione alla violenza assistita. Non abbiamo avuto la possibilità di parlare direttamente con le ragazze o le donne vittime di violenza perché si tiene molto alla privacy delle utenti, ma una frase ci ha dato l’idea di quanto difficile deve essere stato il percorso che hanno affrontato:“il trauma era già lì e non potevi far altro che guardarlo”. Queste sono le parole di Elisa Ercoli, Presidente dell’associazione Differenza Donna. Immaginate quanto deve essere stato difficile per queste famiglie, soprattutto per i bambini, non essere in grado di reagire, non essere in grado di essere liberi, sentirsi meno di ciò che si è.  La vita di questi bambini è stata vissuta in balìa delle maree, periodi in cui non ci si sente nessuno e periodi in cui finalmente ci si sente qualcuno.
La parola per descrivere questa magnifica esperienza, per noi, è senza dubbio FORZA. Quella forza di riscattarsi e decidere per la propria vita, senza dover dipendere da nessuno, senza dover avere paura di stare tra le mura della propria casa. Perché casa è il luogo in cui si cresce, casa è il luogo in cui si riceve affetto. Casa non può essere violenza.
A noi spetta anche il difficile compito di riassumere il #dirittialfuturotour, esperienza indimenticabile grazie alla quale abbiamo ampliato il nostro bagaglio culturale. Ma #dirittialfuturotour è CRESCITA, presente e futura: è stato la crescita individuale di ognuno di noi e speriamo che sia l’inizio della crescita della sensibilizzazione a livello nazionale di tutte le tematiche che sono state affrontate. Tutti devono sapere che esiste un mondo migliore.
Più di ogni alta cosa speriamo con tutto il cuore che Diritti al futuro tour abbia insegnato a tutti gli adulti a rispettare il ruolo e la vita di ogni singolo bambino. Non dimenticatevi che il futuro parte dai più piccoli. I bambini di oggi saranno le matite del domani.

Carlotta Mancini
Marco Scaccianoce

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