Acireale - Santa Venerina (CT) - Il sostegno in un cerchio di sguardi

Pubblicato da radiokreattiva

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Il sostegno in un cerchio di sguardi

Una tappa piena di grandi emozioni: i ragazzi di una Casa Famiglia e di un Istituto Penale Minorile ci hanno trasportato, attraverso pensieri e attività, in quella che è la loro vita.
Ma partiamo dall’inizio.
Questa giornata è cominciata con la visita all’Istituto Penitenziario Minorile di Acireale.
Di solito, non si sa mai cosa aspettarsi da un carcere, non si sa mai davvero cosa ti aspetta dietro quelle sbarre; ma, questa volta, nonostante il cuore che batteva all’impazzata, non è stata la struttura, anche se ottima e accogliente, a catturarci, ma gli occhi dei ragazzi: guardandoli attentamente riuscivi a cogliere il loro stato d’animo e a prendere un pizzico della loro esperienza.
Un carcere che offre diverse opportunità, insegnando ai ragazzi come cucinare, dipingere, lavorare il legno: tutte attività che li rendano partecipi sia all’interno dell’Istituto, ma soprattutto una volta fuori di lì, dove potrebbero ricadere negli errori, dove saranno nuovamente soli.
Osservare tutti quei ragazzi lì, in quel cortile dove giocano a calcio o ammirano le stelle, che ti guardano come per dirti di pensare prima di compiere un’azione, ti fa meravigliare.
Spesso, nei carceri minorili ci si aspetta solo ragazzi disobbedienti e superfieri dei loro errori, ma loro no, non erano così.
Loro sono quelli che ti accolgono subito, che vogliono farsi conoscere, che vogliono mostrare a tutti che si sanno rialzare e che quell’esperienza passata li ha aiutati a ritrovare la giusta via. Loro sono quei ragazzi che credono di poter ricominciare una nuova storia, loro sono come R., un ragazzo che ci ha raccontato la sua storia e che ci ha insegnato che, anche se a volte la vita ti rema contro, tu puoi ancora combattere.
Come Pinocchio, i ragazzi dell’Istituto Penale Minorile di Acireale hanno trovato qualcuno che li ha aiutati a cambiare e trasformarsi da legno grezzo a bambino vero.
Dopo un rapido pranzo a base di pollo in compagnia di un gentile rosticciere di Acireale, siamo stati accolti da Marco e Laura nella loro casa famiglia.
Cos’è una Casa Famiglia? Come ci raccontano loro, per spiegarlo non bisogna usare grossi paroloni, perché è semplicemente una casa con dentro una famiglia, fatta da tanti figli, alcuni davvero figli loro, altri no, altri più sfortunati e accolti da altre realtà e tutti diversi tra loro, ma indistinguibili ai nostri occhi: tutti figli di quella stessa casa che sembra essere fuori dal mondo.
Subito ci siamo diretti verso uno spazio adibito alle rappresentazioni teatrali ed abbiamo assistito ad alcune parti dello spettacolo intitolato “Dov’è Pinocchio?“, attraverso le quali i ragazzi ci hanno raccontato alcune delle loro storie, ci hanno portato nei loro mondi fatti di ricordi di difficili viaggi per mare di chi è stato accolto in Italia venendo da un altro paese, ma anche di esperienze di carcere minorile e, per fortuna, anche di attività che permettono ad alcuni di loro di costruirsi un nuovo futuro e una nuova vita in società. Come ci hanno detto gli stessi ragazzi, Pinocchio non è che un pezzo di legno marcio trasformato in burattino, e poi in bambino vero, ed è proprio questo Pinocchio a trasmettere lo spirito con cui i ragazzi si sentono accolti in questa grande famiglia.
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Subito ci sediamo a terra in cerchio: questa figura geometrica è per la casa un altro simbolo del loro impegno, poiché in essa non esistono vertici, ogni punto sorregge l’altro e ciascuno è in equilibrio per e grazie agli altri.
In questa atmosfera abbiamo ascoltato l’esperienza di vita di Simone, un ragazzo di una trentina d’anni che da un passato in una famiglia con situazioni difficili e il successivo avvicinamento alle droghe ha conosciuto, attraverso un percorso di riabilitazione, una diversa possibilità di vita che l’ha portato ad ottenere il diploma e, tra poco, anche la laurea, deciso a proseguire gli studi per una specialistica!
Subito dopo ci è stata mostrata la casa dove vive tutta la famiglia: il clima caldo e accogliente si percepisce sin da subito, e non può che essere rafforzato ammirando le stanze dei ragazzi, sempre decorate da loro con fantasia e passione. Ciascuno in questa casa ha un ruolo, fondamentale per tutti gli altri, senza che questo lo privi della propria libertà di espressione o di conduzione della vita personale.
Il pomeriggio si è concluso in bellezza – anzi, in bontà: i ragazzi del laboratorio di cucina del carcere minorile ci hanno fatto assaggiare le loro ottime preparazioni, e tra un boccone e l’altro ci siamo salutati con tanta voglia di incontrarci ancora.
CATANIA è un cerchio, un abbraccio, una vita in uno sguardo, una famiglia in cui non ci sono cattivi ragazzi. Catania è credere nelle opportunità e nel futuro.
Catania è famiglia, come quella di Marco e Laura che hanno accolto tanti altri figli nella loro vita.
Catania è accoglienza. Catania è la possibilità di una rete sociale che non ti lascia mai solo e crede in te, qualsiasi sia il tuo passato, senza cancellarlo, ma offrendoti la possibilità di migliorarlo. Catania è come Geppetto che nel legno grezzo riesce a vedere qualcosa che altri non vedono.

Mary Triggiano
Flavio Petruzzellis

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