Catanzaro - Scalea - Forza, umiltà e coraggio: Calabria

Pubblicato da radiokreattiva

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Ero piccola, era una mattinata solare e il mio papà mi aveva appena insegnato ad andare in bicicletta. E poi ero caduta. Mi ero fatta male e lui mi aveva detto: “Non preoccuparti Sabri, fai la bimba coraggiosa, io lo so che sei forte” ma io non sapevo cosa significasse essere forte. Non dovevo piangere? Dovevo stringere i denti?
Papà, io non sono forte, non so neanche andare in bicicletta“.
Me lo ricordo ancora quel pomeriggiο, perché lui mi disse poche cose, poche ma essenziali.
Si impara ad essere forte, ma ricorda che la forza ha tanti modi di manifestarsi. Forza non significa non piangere, ma piangere e poi tornare a sorridere“.

Oggi mi sono ricordata di quella mattinata di sole e forse ho davvero capito cosa intendeva dirmi mio padre.
Il tour dei diritti al futuro in questa settima tappa ha toccato la Calabria. Siamo stati ospiti della Comunità ministeriale di Catanzaro, dell’Istituto Penitenziario Minorile Silvio Paternostro e del centro educativo “Fuoriclasse” di Scalea, tre realtà diverse, ma accomunate da un fattore comune: la forza.
Quanto spesso sentiamo parlare di forza? Esistono piccoli e grandi atti di forza. È forte un bambino, quando difende un compagno vittima di bullismo. È forte un adolescente, quando sa dire di no, quando non si omologa e vuole andare contro corrente. È forte un papà quando si sveglia alle cinque del mattino per portare il pane a casa.
Forza, umiltà e coraggio sono tre facce della stessa medaglia. Tre facce che abbiamo riscoperto oggi in tre differenti contesti.
Abbiamo visitato una Comunità Ministeriale Minorile a Catanzaro, dove abbiamo incontrato 6 ragazzi, il Direttore e i diversi collaboratori. È sorprendente vedere quanto abbiano potuto sfruttare il riciclo per trasformarlo in vera e propria ARTE! Infatti, arrotolando dei pezzi di giornale e intrecciandoli tra loro con un’impegnativa procedura, sono riusciti a realizzare di tutto: dagli alberi di natale a borse a tracolla. C’era un clima colorato, vivace orlato persino di dipinti su pareti. Ma oltre l’arte del riciclo e l’arte della pittura, vi era anche l’arte per la box e l’arte della PIZZA tanto amata da tutti. Ma la comunità è un punto interrogativo. Puoi restarci per anni, come puoi sostare per qualche ora. È infatti il luogo dove i ragazzi sono indagati di reato e sottoposti alla misura cautelare del collocamento in comunità.
La mattina seguente siamo stati ospiti all’Istituto Penale Minorile dove il clima era ben diverso dal precedente. Si respirava già aria di vero e proprio carcere, con un tocco di classe però: le sbarre gialle. Ci spiegava infatti Don Antonio, durante l’intervista, che non è un caso che siano di questo colore. Giallo per cercare di trasmettere ai ragazzi un clima meno invasivo, con un colore che ricordi la solarità per far sì che questa non venga a mancare. Il punto in comune con la Comunità è che anche qui i ragazzi svolgono diverse attività che, una volta scontata la pena, possono aiutarli a trovare un lavoro. Vi era un ragazzo che il giorno dopo sarebbe uscito dopo aver scontato la sua pena e quando ci ha comunicato la bella notizia ne siamo stati tutti entusiasti, soprattutto il Garante, che durante la nostra intervista ci ha parlato di questo ragazzo come fermo immagine di questa tappa.
In comunità e nell’istituto penale ci siamo ricordate di quanta forza serva a guardarsi dentro e a ritrovare la speranza, soprattutto per chi è privato del bene più prezioso, la libertà, e del primo punto di riferimento, la famiglia. I ragazzi di Catanzaro ci hanno però dimostrato di come grazie all’aiuto degli altri sia possibile porre rimedio al proprio passato. Perché non è mai troppo tardi per guardare avanti, perché “volere è potere”. E io mi chiedo, non è forse forza questa? Non è forse forte anche chi sbaglia, ma ha l’umiltà di farsi piccolo e chiedere scusa?
I ragazzi del centro educativo di Scalea, ultima visita di questa tappa, sono invece dei piccoli vulcani pieni di energia pronti ad esplodere. Li abbiamo incontrati in un ex Ecomuseo dell’Alto Tirreno dove beneficiano di due diversi e complessi progetti realizzati da Save the Children: FUORICLASSE contro la dispersione scolastica e PUNTO LUCE per le povertà educative. Il Garante è stato accolto come un vero e proprio “Babbo Natale dei diritti”. Era circondato da tutti questi bambini curiosissimi che facevano mille domande e che hanno voluto anche il suo autografo a fine esperienza. Hanno inoltre fatto un piccolo spettacolo in cui ci hanno cantato una canzone inventata proprio da loro in versione rap su “fuoriclasse” e hanno ballato. Poi ci siamo seduti tutti in cerchio con il Garante e abbiamo ascoltato le bellissime domande dei bambini, che sono risultate molto sincere e spontanee. “Come sarebbe un mondo senza diritti e doveri?
Guardandoli non si può pensare a qualcosa diverso dalla forza e la loro forza sta proprio nella loro giovane età: in quegli occhi curiosi, lucidi e orgogliosi del loro operato. In quelle menti brillanti e frizzanti. In quelle gambe mai stanche e in quelle mani che cercano la tua per portarti a spasso per il loro mondo, che diventa anche il tuo. I ragazzi di Scalea sono il “punto luce” della nostra Italia, il nostro punto di FORZA. Ed è proprio vero che i giovani sono il futuro.
Ed è proprio vero che le cose belle esistono. Dobbiamo solo scoprirle e imparare a valorizzarle.

Sabrina Nocerino
Valentina Guaragno

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