Napoli - Nisida - Una storia fatta di tante storie

Pubblicato da radiokreattiva

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Una piccola grande Italia da raccontare recita il manifesto di #dirittialfuturotour.

Ed eccoci, con le nostre piccole voci, anche noi in viaggio per vedere, elaborare e restituire a voi questa esperienza straordinaria fatta di vite, luoghi e storie che si intrecciano.
Per la seconda tappa del tour, siamo stati a Nisida.
Chi vi scrive questi appunti di viaggio sono gli occhi, i sensi e le mani di Valentina e Sabrina.

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Partiamo proprio dall’inizio. Da quelle porte dell’Istituto Penitenziario Minorile di Nisida che si sono aperte e ci hanno mostrato la parte che ci ha colpito di più di questa tappa: i ragazzi e le ragazze ospitati nella struttura. Erano tutt’altro che quello che immaginavamo di incontrare. Non ci siamo sentite spaventate ma davvero molto incuriosite. I nostri occhi hanno visto dei ragazzi volenterosi, pronti a cambiare vita. Dei veri e propri sognatori. Sognatori, oltre che della libertà, anche di un futuro diverso da quello che era in serbo per loro.

 

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Ci hanno illustrato diversi luoghi e raccontato cosa facevano in quella struttura. Durante il tragitto per arrivare ai ragazzi, il Direttore ci parlava di loro in modo molto affettuoso. I primi che abbiamo incontrato ci hanno raccontato della passione che hanno scoperto di avere: la fotografia. “All’inizio nun me piaceva. Nun m’impegnavo nemmeno. Poi, col tempo, ho iniziato a capì e ora è la mia passione”, dice il primo ragazzo. La loro insegnante di fotografia ci ha detto che ognuno dei ragazzi ha scelto una tematica e, in base a quella, ha fatto degli scatti inerenti. Quali sono queste tematiche? I ragazzi ci hanno risposto così: “AMORE”, “BELLEZZA” e “SOLITUDINE”. I loro occhi brillavano mentre ognuno esprimeva la propria scelta. “Solitudine” ripeteva il ragazzo, abbassando il capo, come per farci capire che lui la sta vivendo in prima persona, e l’atmosfera per un attimo diventa cupa.
Dopo abbiamo incontrato un ragazzo che stava levigando il pavimento fatto di mattonelle di pietra. Si vedeva chiaramente che era stanco, eppure non mollava. “Questi attrezzi sono anche un modo per sfogarmi”, ha detto. Se tutti avessero la sua grinta, in poco tempo si potrebbero fare grandi cose. “Nun me piace sta senza fa nient. Mi piace lavorare”. Parole di chi, una volta uscito, avrà quella forza che gli serve per diventare una persona nuova.
Dall’altra parte, un gruppo di ragazzi ci scrutava mormorando in silenzio, dietro un cancello. Non riuscivamo a smettere di guardarli, nonostante ci facesse male vederli rinchiusi lì. In realtà, poi hanno fatto entrare anche noi nel cancello e la realtà è cambiata. Il posto non era poi così male. L’unica cosa che realmente manca a quei ragazzi è la libertà momentanea e una famiglia che li ami davvero e questa è l’origine di tutto. Dai dibattiti che abbiamo avuto con i ragazzi, il Direttore ed il Garante è emerso proprio questo argomento.
Quattro ragazze si sono avvicinate a noi. C’era chi aveva il volto serio, chi impaurito, chi sorrideva per l’imbarazzo. Erano ragazze dolci. Da quanto hanno raccontato, sono anche delle brave attrici teatrali. Infatti la passione che loro hanno scoperto di avere è proprio quella del teatro. Hanno già fatto parte di diversi show teatrali dove le protagoniste erano proprio loro.
Abbiamo visitato il laboratorio di artigianato, con presepi stupendi, maestosi e quando ci hanno detto che a realizzarli erano stati proprio quei ragazzi, la nostra reazione è stata quella di rimanere senza parole. I minimi dettagli erano studiati attentamente, con un lavoro estremamente preciso. Bello è dir poco. Come ci ha detto l’artigiano, ogni ragazzo è utile in qualcosa: chi a dipingere, chi a fissare i pezzi, chi a fare oggetti. Ogni ragazzo quindi è una perla. È come se ognuno avesse un mattone e non si può aggiustare un tetto rotto senza tutti i pezzi. E continuerà a piovere se non c’è l’aiuto di tutti.

 

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Siamo andati a visitare la loro chiesetta molto accogliente, una scritta diceva: “Si entra per amare Dio, si esce per amare il prossimo”. Questa volta eravamo solo noi e il Direttore ha cominciato a parlare del futuro dei ragazzi dicendo: “Loro non vedono futuro, perché non sono capaci di immaginarselo”. Questo commento ci ha fatto riflettere e Valentina è intervenuta dicendo: “a me non sembra che questi ragazzi non vedano il futuro”. Quello che oggi abbiamo visto e sentito ci ha trasmesso ben altro.
Ci siamo ritrovati poi in un’unica stanza dove, assieme ai ragazzi, abbiamo discusso di diversi argomenti e in particolare della politica dal loro punto di vista. “Secondo voi, perché ci comportiamo così? È una conseguenza del loro comportamento!”. Dice una ragazza con gli occhi pieni di rabbia. “Se ho fatto quello che ho fatto è perché a casa non arrivava una lira e un piatto a tavola non c’era mai. Ma dico sul serio. Questa era l’unica via d’uscita”. Continua un ragazzo.
“Paghiamo le tasse per la spazzatura e siamo ricoperti di sporcizia ovunque. E che la paghiamo a fa? Se loro non fanno niente per noi, perché noi dovremmo fare qualcosa per gli altri?”. Ed è proprio qui che interviene Sabrina dicendo: “Se tutto il mondo è nero, perché io non devo essere la goccia nel mare?” Continua Sabrina dicendo: “State aspettando che qualcuno faccia il primo passo? Ragazzi, se non siamo noi i primi a rimediare a tutto questo, non lo farà nessun altro!”. E loro ci appoggiano facendo un applauso. Tutta l’atmosfera era cambiata, non c’erano più occhi di rabbia, ma di speranza.
Nisida è una barca per persone che hanno solo paura dell’acqua fredda, che saprebbero anche nuotare, se solo avessero la forza di gettarsi in mare.

 

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Nisida è una storia fatta di tante storie.
Un puzzle dai mille pezzi.
Uno stesso colore ma con mille sfaccettature.
Nisida è un punto di arrivo e di partenza.
Punto di arrivo di una vita passata, ma ancora presente, lì… in quell’angolo un po’ buio. Punto di partenza di una nuova avventura, difficile, diversa, forse un po’ spaventosa, senza le apparenti certezze dell’ORA e dell’OGGI.
Nisida è la casa colorata di alcuni ragazzi, come noi, come ce ne sono tanti. È la casa in cui bisogna stare, almeno per adesso, almeno per un po’…
È da qui che questi ragazzi, portandosi dietro un bagaglio non sempre leggero, vogliono Ripartire.
Sé c’è una cosa bella che a Nisida non manca, questa è la FIDUCIA. Non apprezziamo mai davvero il valore della fiducia finché non siamo noi a chiederne anche solo un piccolo pezzetto agli altri. A questi ragazzi ogni giorno viene data fiducia. Qui si scommette COSTANTEMENTE sul loro presente e sulle loro capacità nascoste, perché solo così si possono costruire delle basi ferree per il domani. A piccoli passi, giorno per giorno, ognuno costruisce il proprio muro di mattoni: si conosce il sacrificio, il sudore, la fatica. Anche queste tre cose qui non mancano, insieme alla fiducia. Non sbaglia il proverbio quando dice: “Prima il dovere e poi il piacere”. A Nisida, grazie ai mille laboratori e attività, si abituano i ragazzi a raccogliere i frutti del proprio lavoro e a far leva su di sé e, perché no, anche sugli altri. Un futuro diverso dal passato non è poi così lontano, utopico e irraggiungibile come si potrebbe pensare. Il dottor Gianluca Guida oggi ci ha detto: “Bisogna crederci. Bisogna crederci. Bisogna credere in questi ragazzi”.
Il pezzetto di Nisida che porteremo sempre con noi è proprio questo: è sempre possibile andare avanti, inseguire i propri obiettivi, anche quando ci sembra di essere immersi nelle sabbie mobili. Perché, se non puntiamo tutto sul nostro futuro, chi lo farà per noi?

Valentina Guaragno
Sabrina Nocerino

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