Milano - Il tempo non è mai abbastanza: Milano

Pubblicato da radiokreattiva

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Che strana parola… ‘tempo’. Cosa si intende con essa e quale valore ha per ognuno di noi?

Si dice che per alcuni il tempo sia denaro. E per altri? Ci sono persone per le quali il tempo non passa mai. Ma fino a che punto questo è un bene? Probabilmente bisognerebbe chiederlo ai diretti interessati.
Nell’istituto penitenziario di Milano Opera, quando il sabato è giornata di visita ai parenti detenuti, il tempo non è mai abbastanza per le mogli dei detenuti e per i loro figli.
Istituto penitenziario Milano Opera. Strano nome, non trovate? Sembra quasi un distaccarsi dalla realtà, uno spazio di bella finzione in una realtà piuttosto crudele. “Opera”, come quella teatrale ma in questo caso non ci sono attori o cantanti bensì persone vere, sentimenti veri, sorrisi veri. Quei sorrisi che riescono a far sorridere anche te. Non è strano vero? Pensare a realtà così normalmente anormali. In questo carcere, la normalità è quella che si ricerca negli “spazi gialli”, dedicati alla costruzione e al consolidamento dell’affetto paterno che in casi come questi non sempre è garantito. Gli spazi gialli sono nati perché sono tanti i bambini e le bambine che hanno genitori detenuti. Che crescono senza il sapore del loro odore, senza la presenza di un padre che dica loro come è vivere. A Milano Opera, negli spazi gialli di Bambinisenzasbarre, così come nella ludoteca e nella ‘casetta’, ci sono uomini grandi, con grandi paure, che quando ritrovano i sorrisi e l’allegria che i bambini vestiti in maschera portano con sé, tornano indietro nel tempo. La presenza di quei bambini suscita momenti di riflessione nei padri detenuti. Quanto costa un omicidio? Quanto costa una vita senza la famiglia? Quanto una vita spesa male può influire non solo su loro stessi, ma anche sui loro bambini che inevitabilmente si trovano a vivere una condizione di disagio. A Milano Opera abbiamo visitato il percorso che un bambino fa per raggiungere il padre detenuto. Gli agenti di polizia penitenziaria si sono attrezzati per rendere i momenti dei controlli e della perquisizione meno invasivi possibile. I bambini non hanno colpa e molti di loro non sanno neanche dove sono. Abbiamo camminato per corridoi che ci distraevano dall’idea di “reclusione”. Abbiamo attraversato gli spazi gialli e siamo arrivati nell’area pedagogica, dove l’Associazione Bambinisenzasbarre svolge questi laboratori due volte al mese. La prima immagine che ci arriva agli occhi è quella di un uomo, che è anche un padre. Ed è lì, questo gigante, che disegna con il proprio figlio. Ci dice che sta disegnando parte di una storia, una piccola opera d’arte, simile alle altre appese ai muri; quadri che paradossalmente fungono da ponte tra padri e figli, quadri che, come le fondamenta di grandi palazzi in costruzione, chissà se verranno mai finiti. Palazzi in costruzione, una costruzione lenta e graduale basata sull’assemblaggio di ‘blocchi’ di fiducia, una fiducia che in casi come questi non è sempre presente dall’inizio ma che grazie a queste attività riesce a riunire due cuori portando tanto colore in uno spazio così grigio. La fiducia è sempre necessaria, come hanno sottolineato il direttore della casa di reclusione, Giacinto Siciliano, e la responsabile dell’associazione Bambinisenzasbarre, Lia Sacerdote, che nelle loro interviste hanno evidenziato come e quanto sia importante per i detenuti stessi aver fiducia nelle istituzioni per poter avere un po’ di tranquillità e serenità nei rapporti con i propri figli e di come in questo caso ‘fiducia’ diventi sinonimo di sicurezza.

Anche all’ ICAM (Istituto a custodia attenuata per detenute madri con prole) molti disegni, forse a rappresentare la vita che le donne detenute avrebbero voluto o che desiderano per i propri figli. Bambini a cui fino a sei anni – ma in alcuni casi anche fino a dieci, ci hanno detto – viene data la possibilità di crescere con una mamma accanto.
Molte sono le attività che le detenute svolgono e molti sono i risultati da loro ottenuti: ad esempio un corso di cucina che, come dicono ironizzando le mamme stesse “ci ha insegnato a tenere un mestolo in mano”, ma anche un corso di pittura e uno di sartoria che hanno permesso di arredare la struttura.
Erano presenti quattro donne di cui una incinta. Quattro mamme che a differenza di quanto si possa pensare, non crescono i propri figli da sole, ma sorprende quanto le guardie penitenziarie le aiutino nel proprio compito, guardie senza divisa, forse per rassicurare i bambini e per creare un ambiente di tranquillità e normalità. I bambini non provano nulla di diverso rispetto ai loro coetanei; anche la mancanza di una figura paterna non sembra aver tolto loro la voglia di sorridere, infatti gli si legge in faccia la felicità e la serenità mentre salgono in braccio a ‘nonno Alfredo’, figura storica dell’Istituto e di Telefono Azzurro, o agli agenti penitenziari capaci di far loro dimenticare il posto in cui si trovano.
Sembrano quasi aver creato tutti insieme una nuova famiglia allargata, non tradizionale ma allo stesso modo colorata. Che poi se ci pensate famiglia è dove è casa, non importa da chi sia composta e, per queste ragazze e i loro figli, l’ICAM sarà almeno per un po’ la loro casa, ed è dunque giusto considerare propri famigliari tutte le persone che le sorvegliano.
In un’intervista il Garante Spadafora ci ha detto che per lui la parola che racchiude questa straordinaria esperienza è: SPERANZA. Un proverbio inglese dice che la speranza è un trappola di sogni e per le persone che abbiamo incontrato sognare è fondamentale. Sognare una vita insieme, con un futuro migliore; non è possibile togliere a nessuno la possibilità di sognare. Pensateci, non poter sognare più, essere costretti a vivere o tutto nero o tutto bianco…sarebbe orribile vero? Non dobbiamo mai smettere di sognare, dobbiamo farlo giorno per giorno, un po’ come fanno ad OPERA e all’ICAM. Per sognare alla fine ci vuole poco, pochi attimi, pochissimi, ma i più lunghi della nostra giornata.
Milano è M. che prende in braccio suo figlio di otto anni che non ha mai visto crescere in una vera casa.
Milano è pentirsi. É capire, attraverso il sorriso di un bambino, che deviare verso il crimine e l’illegalità significa poi perdere veramente tutto.
Milano è un bambino che, a causa dell’errore di un padre, vive senza di lui o può dipingere con lui per due sole ore al mese.
É lo spazio della riflessione e della cultura.
Milano è tanta emozione.
Sono i disegni con i cuori e i colori fatti da tante mani.
Milano è il sogno che in questo Paese tutti capiscano una volta per tutte che la mafia, il crimine, la strada “semplice” del male, fanno danno a tanti, troppi!

Carlotta Mancini
Marco Scaccianoce

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